La propaganda bellica occidentale ha dipinto la Russia con il colore del feroce occupante lasciando all’Ucraina l’immagine vittimista di chi ha subito una guerra inaspettata.
Nel gioco degli enormi interessi che si celano dietro questo conflitto, l’informazione è stata, come sempre, un potente mezzo per distrarre l’opinione pubblica dalla verità per poi incanarla nella stretta via del racconto di comodo.
La parola Ucraina vuol dire “al confine”, in linguaggio geopolitico significa spazio cuscinetto che sta tra due superpotenze e che non appartiene a nessuna di esse.
Con la caduta del muro di Berlino nel 1989, Gorbacev e Bush stringevano un accordo non scritto con il quale la Russia si ritirava a condizione che la NATO non si allargasse verso le ex repubbliche sovietiche.
Nel 1993 nasceva l’Unione Europea che concedeva alle ex repubbliche la possibilità di entrare a farne parte. Ma, prima di entrare a negoziare l’ingresso,vi era obbligo di essere membri dell’alleanza atlantica, ovvero bisognava far parte della NATO.
Così, dal 1999, entravano a farne parte la Polonia, la Romania, l’Ungheria, l’Estonia, la Lettonia, la Lituania, la Repubblica Ceca ecc…
Alla fine toccava anche all’Ucraina decidere cosa fare ma Putin faceva sapere che avere la NATO alle porte di casa avrebbe rappresentato una minaccia alla sicurezza nazionale. Gli stati Uniti controbattevano dicendo che uno stato sovrano era libero di scegliere a quale sistema di sicurezza affidarsi.
E’ così parte l’escalation. La Russia schiera il suo esercito lungo tutti i confini adiacenti l’Ucraina posizionando a ridosso di essa ben 127 mila soldati russi e 47 mila soldati bielorussi con il consenso della Moldova e Transnistria.
Di contro Stati Uniti, Gran Bretagna, Canada, Paesi Baltici iniziano ad armare l’Ucraina con potentisismi sistemi antiaerei, droni e laser.
Washington minaccia la Russia promettendo che in caso di invasione dell’Ucraina è pronta a bloccare tutto l’export ed ad escludere le banche russe dal circuito bancario internazionale.
Ma il fronte NATO non è compatto. Francia e Italia (Macron e Draghi) non intendono entrare in una crisi proprio in quel momento, mentre per la Germania c’è in gioco la sicurezza energetica e 25 miliardi l’anno di fatturato derivanti dal commercio con la Russia.
Putin risponde alle minacce americane diplomaticamente. Dice di essere disposto a fermarsi se, di contro, vi sarà la garanzia scritta entro due mesi che l’Ucraina non farà mai parte della NATO, che non ci saranno esercitazioni NATO lungo i confini russi e che Washington non manderà tuppe nei paesi Baltici.
L’America di Biden pare disposta a discutere la proposta russa ma sottolinea anche che i tempi non possono essere dettati da Putin e che per l’Ucraina deciderà l’Ucraina.
Mentre i due contendenti tirano la corda verso i reciproci interessi vi è di mezzo l’Europa, che rischia di perdere il gas russo, cosa che potrebbe metterla in ginocchio. Ma pensa anche che se ciò dovesse accadere pure la Russia si ritroverebbe nella stessa posizione in quanto la metà del suo bilancio dipende dalla vendita del gas.
La guerra ucraino-russa scaturisce anche da questi avvenimenti, in cui i principali contendenti, mentre mostrano i muscoli, danno alla diplomazia il compito di capire se vi sono porte aperte per una possibile trattativa.
Le trattative, in realtà, non ci sono mai state, non almeno cosi rilevanti da modificare l’assetto che si era creato.
Sappiamo cosa è accaduto dopo. L’America ha preteso l’ingresso dell’Unione Europea nel gioco geopolitico che stava portando avanti imponendo al Parlamento Europeo di applicare una serie di pacchetti di sanzioni contro la Russia che, nel tempo, si sarebbero dimostrati dei boomerang micidiali per la stessa Europa.
Difatti, in concomitanza con la diminuzione dell’apporto di gas russo verso i Paesi europei, Putin ha aperto il commercio del gas verso i paesi asiatici aumentandone persino l’esportazione.
L’Europa, così, si è trovata costretta ad acquistare la materia prima dagli Stati Uniti a prezzi quattro volte maggiori rispetto a quelli applicati dai russi. Nel frattempo l’America hga escluso dai circuiti bancari internazionali le banche russe e ha limitato in maniera considerevole anche gli spostamenti dei cittadini europei verso la Russia.
Intanto riempiva di armi e soldi l’Ucraina perché combattesse contro la Russia in nome e per conto delle potenze occidentali angloamericane.
Questo non è che un scorcio della verità nascosta per preservare gli interessi occidentali. Far credere che la Russia abbia invaso l’Ucraina per depredarla ed occuparne i territori fa parte della propaganda che abbiamo letto sui giornali di regime italiani, sui social e che abbiamo più volte scoltato dalle varie emittenti radiotelevisive.
I motivi di questa guerra non sono sicuramente racchiudibili negli avvenimenti che abbiamo raccontato, perché essi sono solo una minima parte che nell’insieme hanno prodotto la situazione attuale.
Le motivazioni generali che hanno portato al conflitto, e quindi alla decisione russa di invadere il territorio ucraino, vanno ricercati dal 2014, ovvero otto anni prima che l’Europa si accorgesse che era in atto una guerra tra Ucraina e Russia.
Questa guerra non ha fatto vittime solo sui campi di battaglia ma ha creato un folto gruppo di “ingenui” condotti per mano da persone in malafede che, con i loro articoli, con la loro notorietà, sfruttando la propria credibilità sul piano giornalistico, politico ed economico hanno distrutto la facoltà del pensiero autonomo e della conoscenza diretta degli avvenimenti nelle teste di mollte, troppe, persone.
Eppure sarebbe bastato poco per avere informazioni dirette grazie alle quali capire che le notizie riportateci erano molto spesso false, inventate o manipolate dal prezzolato di turno che scriveva articoli o post sui social completamente diversi dal contesto reale.
Ciò che non si dovrebbe mai fare è prendere per buono quello che la propaganda semina nei cervelli della popolazione, perché essa non è altro che un’arma di massa usata per instillare odio, rabbia e cattiveria vendicativa nei confronti di un popolo che, in questo caso, si è sempre dimostrato amico e al quale abbiamo sempre stretto la mano.