In psicologia le persone che criticano costantemente gli altri, che puntano il dito contro ogni difetto altrui e che sembrano godere nel trovare l’errore nel prossimo, stanno in realtà facendo una confessione pubblica, stanno parlando di se stessi ad alta voce.
Questo fenomeno si chiama “proiezione” e funziona esattamente come un proiettore cinematografico.
La mente prende un sentimento doloroso. Sente il difetto o la paura che risiede al suo interno e la lancia fuori proiettandola su qualcun altro. Facendo così l’ego si sente momentaneamente sollevato.
Se io accuso te di essere un bugiardo, per un attimo non devo pensare alle mie menzogne, se accuso te di essere incompetente metto a tacere la voce interiore che mi dice che io non valgo abbastanza.
Per capire chi hai di fronte bisogna smettere di ascoltare il tono della voce e concentrarti sulla parola specifica che usano per ferire. Quella parola è la chiave della loro prigione interiore.
Chi accusa ossessivamente gli altri di essere egoisti spesso combatte contro il proprio desiderio represso di pensare un po’ di più a se stesso. Chi giudica con ferocia il corpo o l’abbigliamento altrui vive in uno stato di guerra costante con la propria immagine allo specchio.
L’intensità della loro rabbia verso di te è direttamente proporzionale alla severità con cui giudicano se stessi nel segreto della loro mente.
Carl Jung definiva questo concetto come “l’incontro con la propria ombra”.
Tutto ciò che ci irrita degli altri, può portarci alla comprensione di noi stessi. La persona ipercritica non riesce a gestire la propria ombra quindi la deve attaccare ovunque la veda riflessa fuori.
Tu diventi semplicemente lo schermo bianco su cui loro proiettano il loro film horror personale. Ti usano come un bidone della spazzatura emotivo per svuotarsi del veleno che non riescono a digerire. Questa consapevolezza cambia completamente il modo in cui reagisci alle critiche.
Invece di difenderti, invece di arrabbiarti, puoi iniziare a provare qualcosa di diverso: la compassione.
Quando capisci che l’aggressore è in realtà la prima vittima del suo stesso giudizio, la sua parola perde potere, non sta parlando di te, non ti sta vedendo davvero, sta parlando con un fantasma.
La prossima volta che qualcuno ti scarica addosso una critica gratuita e feroce ricorda questo meccanismo.
Lascia cadere le loro parole a terra, non raccoglierle, perché appartengono a loro.
