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Il Popolo d'Italia

Fondato nel 1914 da Benito Mussolini

Perchè non bisogna mai dimenticare

DiDirezione

Gen 14, 2024

Si sta calmando la polemica sul saluto romano ad Acca Larentia. I social passano velocemente da un fatto ad un altro con una velocità maggiore rispetto ai classici giornali.

Di tanto in tanto qualcuno cita ancora l’evento da poco accaduto per dare spessore, o almeno nel tentativo di darne, a ciò che vuole esporre, ma poi il discorso cade, sono altre le cose che attirano di più l’attenzione, come le guerre, il governo costantemente sotto assedio da parte dell’opposizione, le votazioni europee e qualche stranezza che di tanto in tanto si legge su certi parlamentari.

Sono questi i cavalli di battaglia di certi spettegolatori di professione, perennemente presenti sui social.

Ma ci sono cose che non possono e non devono essere dimenticare, come ad esempio le fondamenta sulle quali si poggia la nostra nazione, le persone che ci hanno guidato dalla fine della guerra ad oggi, ciò che essi hanno fatto prima, durante e dopo la seconda guerra mondiale.

Non va dimenticata, ad esempio, la vera natura della Costituzione Italiana che, per dirla alla Francesco Cossiga, è la peggiore che esista in Europa. Una Costituzione nata per tutelare maggiormente il potere politico che si stava insediando dopo la fine della guerra.

Non vanno dimenticati neanche chi furono coloro che combatterono per l’utopistica ideologia democratica e per quella libertà che sarebbe stata repressa dai cosiddetti “Alleati” i quali,una volta impossessatisi dell’Italia, la sottomisero per usarla a loro consumo e vantaggio, riducendo la nostra nazione ad una delle estreme colonie ai confini col mondo arabo.

E non vanno dimenticati coloro che a tutto questo diedero il loro contributo, ovvero i partigiani, quelli che oggi, pur essendo quasi tutti morti di vecchiaia (longeva) continuano ad essere stranamente presenti grazie ad un’associazione che percepisce soldi dallo Stato sotto forma di finanziamenti.

La Repubblica Italiana affonda le proprie radici anche su di essi, sulle azioni che compirono, sul sangue innocente che versarono, sul tradimento che misero in atto devastando la stabilità di una nazione sia sul piano militare che civile.

Sono radici che, ancora oggi, attingono nel sangue di gente che venne uccisa barbaramente da mano “liberatrice”, mano che si rivelò rossa non solo perche lorda di sangue fraterno ma anche per il colore politico che avrebbero voluto affiggere nelle stanze di potere.

La Repubblica Italiana fonda le sue radici democratiche e libertarie anche sulle azioni dei partigiani comunisti, quelli che si rivelarono i più spietati, i più cruenti, gli impietosi esecutori di delitti e crimini d’ogni sorta.

Non va dimenticato qual è il retaggio italico post bellico, neanche dopo quasi 80 anni da quegli eventi, e di eventi ce ne furono parecchi, uno peggio dell’altro.

Uno di questi riguarda la storia di Giuseppina Ghersi, una ragazzina di cui ricordiamo una foto in particolare, quella dove appare con il volto imbrattato, le mani legate dietro la schiena e scortata da alcuni partigiani, armati, sorridenti. Ma pare che quella foto riguardi un’altra ragazzina, presa a Milano e portata in giro per le strade dai partigiani che inveivano contro di lei aizzando la folla a fare lo stesso.

Di Giuseppina si hanno poche foto. E’ una ragazzina di 13 anni che verrà violentata ed uccisa perchè colpevole di aver scritto un tema che la sua maestra inviò al Capo del Governo e per il quale ricevette i complimenti dalla Segreteria Particolare del Duce.

La versione dei partigiani, attraverso la sentenza di uno dei tanti tribunali che venivano impiantati alla bisogna e in ogni luogo, disse invece che era una collaborazionista delle Brigate Nere, una spia dei fascisti, che per denaro o per ottenere qualche favore, denunciava uomini, donne, persone che collaboravano con il movimento della resistenza.

Ad attestare la sua collaborazione con i fascisti pare che ci sia anche uno scritto del parroco di Santa Maria della Neve della Ghersi il quale, con una nota a margine del battesimo, scrisse che Giuseppina Ghersi si era gloriata di aver fatto uccidere sette partigiani dai fascisti.

Che fosse stato un parroco a scrivere un atto d’accusa così orrendo che avrebbe potuto condannare a morte, come è stato, una bambina di 13 anni, fa già capire quale fosse la “forma mentis” e lo schieramento politico di quel prete che non di certo vergò quelle righe per proteggerla da ciò che le avrebbero potuto fare i partigiani se lo avessero saputo.

E lo vennero a sapere. I partigiani dopo inaudite violenze, rasata a zero, il capo imbrattato di vernice rossa, la finirono con un colpo di pistola e la gettarono davanti alle mura del cimitero di Zinola su un cumulo di cadaveri.

Il corpo rimase disteso nella fila delle persone da riconoscere per diversi giorni. Avevano infierito in maniera brutale su di lei, senza riuscire a cancellare la sua giovane età. Una mano pietosa aveva steso su di lei una sudicia coperta grigia.

Non ci fu pietà, non ci fu clemenza, non ci fu neanche l’esecuzione che si riserva alle spie, perché la barbarie che si consumò su di lei travalicò le colpe che avrebbe anche potuto avere.

La uccisero il 30 aprile del 1945, a guerra finita.

Il papà di Giuseppina, Giovanni, presenterà un esposto al Procuratore della Repubblica di Savona, città della Ghersi, nel 1949.

L’esposto sarà corredato da sei cartelle scritte minuziosamente a mano dove verranno riportati gli avvenimenti dalle sue origini che riassumiamo.

I genitori di Giuseppina vengono arrestati e tradotti nel campo di concentramento di Legino. Cercano la ragazzina e rassicurano papa’ e mamma che si tratta solo di chiarimenti. La coppia pensa si tratti del tema che scrisse tempo addietro e pensano che sia possibile un chiarimento.

Per cui si convincono a portare i partigiani presso la casa di alcuni amici di famiglia dove la ragazzina era ospite.

Appena la vedono la prelevano brutalmente e l’intera famiglia viene nuovamente riportata nel campo di concentramento.

Da quel momento le bestie si scatenano sulla madre e sulla figlia. Vengono entrambe picchiate e stuprate mentre il padre viene percorso dal calcio di un fucile mentre è tenuto da 5 uomini che gli fanno vedere la scena straziante che si sta compiendo sotto i suoi occhi.

Le bestie chiedono al padre di rivelare dove avesse nascosto altro denaro e oggetti preziosi dopo che, precedentemente, avevano razziato il negozio di proprietà dei Ghersi.

Alla fine, dopo aver soddisfatto i loro istinti bestiali sulle donne, le belve conducono Giovanni e Laura Ghersi presso il Comando Partigiano di Via Niella dove viene chiaramente detto che a loro carico non è emerso nulla. Nonostante ciò i partigiani li rinchiudono nel carcere Sant’Agostino.

Giuseppina subisce da sola un lungo calvario di sofferenze finché, il 30 Aprile 1945, viene finita con un colpo di pistola. Ma la tragedia che si è abbattuta sulla famiglia Ghersi non finisce neanche dopo l’assassinio della figlia.

I comunisti continuano a perseguitare padre e madre in ogni modo, tanto che sono costretti ad abbandonare Savona per vivere di stenti in altri paesi.

Nell’esposto presentato dal papà di Giuseppina si legge in proposito: “Abbiamo dovuto scappare all’alba come ladri, da casa nostra, dalla nostra città , senza mezzi e senza lavoro, vivendo per anni in povertà e miseria, pur sapendo che gli assassini della mia bambina di appena 13 anni, vivevano nel lusso impuniti, onorati e riveriti, con i nostri soldi e di tutti quelli che erano morti o che erano dovuti scappare”.

Questa è una delle tante storie che costellano la nostra nazione. Le troviamo in ogni luogo, dalle grandi città ai piccoli paesini, tutti con la stessa matrice, quella comunista-partigiana.

Abbiamo il dovere di non dimenticare, di ricordare chi furono e cosa fecero i partigiani liberatori perchè ogni volta che qualcuno ci vuole imporre l’ideologia antifascista, o che ci ricorda la Costituzione Italiana, abbiamo davanti a noi un erede consapevole di quella genia di barbari a cui va ricordato quanto sangue sparsero ignobilmente per l’Italia e che il loro antifascismo e la loro costituzione sono pregne di quel sangue innocente di cui non si libereranno mai e che li segnerà a vita per ciò che furono, bestie!

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