Il Fine Giustifica i Media

COVID-19. Un virus subdolo, un nemico invisibile, dalle origini incerte ma estremamente diffuso. A causa sua stiamo vivendo tutti un presente sospeso. Ogni cosa si è fermata qualche giorno fa ormai in quasi tutto il mondo. La quarantena, per il bene comune, ci impedisce di uscire, lavorare, fare shopping, praticare sport, incontrare amici, insomma ci ha tagliato fuori da gran parte della nostra rete sociale oltre a far calare una profonda incertezza sul nostro futuro. Le classi meno abbienti sono in enorme difficolta già dopo pochi giorni. Altri hanno la fortuna di poter resistere più a lungo, anche se non sappiamo ancora per quanto.

Paradossalmente questo stato di emergenza ci ha levato tanto, prima fra tutte la libertà, ma ce ne restituisce un'altra, anche se di natura differente. Non siamo più ossessionati dalla sveglia, dal traffico, dalle code agli sportelli, dalla spesa da fare, la cena da preparare, il report per il capo da inviare. Nonostante il peso invisibile dell'isolamento siamo più leggeri. Ci siamo riappropriati del nostro tempo. Possiamo oziare, leggere un libro o leggerlo ai nostri figli, parlare a cena tutti insieme, guardare un film fino a tardi, studiare anche, coltivare un hobby ed anche informarci, pensare, riflettere.

Il principale contatto con il mondo esterno restano I Media, oggi più che mai al centro delle nostre vite. Raccontano il passato, fanno chiarezza sul presente ma soprattutto ci forniscono gli elementi per interpretare il nostro futuro, o almeno così dovrebbe essere. C'è chi si aggiorna su  diversi media più volte al giorno, mentre altri seguono il minimo indispensabile, bisognosi di informazioni ma infastiditi da tutto quello che informazione non è ma che trova ampio spazio ovunque.

Rispetto a qualche decennio fa, sono disponibili molti più mezzi d’informazione: stampa, televisione, radio, siti web, ed anche app di messaggistica, un mezzo non proprio convenzionale, ma ad ogni modo capace di diffondere informazioni in brevissimo tempo ad un numero enorme di persone, anche oltre i confini nazionali e convenzionali. In questo tempo sospeso, dilatato, questa sovrabbondanza e velocità di circolazione d’informazioni, di voci plurime, finisce però col creare un brusio assordante che confonde ed aumenta l’incertezza. Inizia a serpeggiare via via sempre più forte il dubbio che quello che leggiamo, ascoltiamo, la realtà che ci raccontano non sia proprio accurata, ma piuttosto interpretata, se non addirittura trasfigurata. Ma perché tanto sforzo, per quale fine?Le società che gestiscono le informazioni non sono enti benefici ma società, spesso quotate, il cui fine ultimo non è la diffusione della conoscenza, la ricerca della verità, come spesso ci fanno credere, ma il profitto. Tale necessità le rende inevitabilmente servili nei confronti del capitale (per dirlo alla maniera comunista) e dei suoi interessi. Quale amministratore delegato, direttore, caporedattore o singolo giornalista sarebbe capace in nome della libertà di espressione ed informazione di mordere la mano che lo nutre? Suona cinico ma a pensare male benché si faccia peccato ci si azzecca sempre.

Come logica conseguenza di questo mercenarismo, ecco che compare una scarsa professionalità dilagante unita all'incapacità o disinteresse di verificare le fonti o, in casi estremi, addirittura incompetenza nella materia affrontata. Abbiamo assistito mai come in questo periodo al rincorrersi di notizie e smentite, su tutti i canali disponibili, anche quelli più quotati. Ma anche se smentite, le notizie false sono circolate, si sono sedimentate nella coscienza di tutti noi, e in qualche caso hanno attecchito. Ormai il loro compito è stato assolto.

Qualcuno potrebbe obiettare che In alcuni paesi esiste però la televisione di stato. Un'emittente a tutela dell’imparzialità dell’informazione e al servizio del popolo tutto. Quindi dovremmo essere al sicuro, fidarci. Ma chi crede ormai più a questa illusione? Chiunque sa che le reti statali sono incancrenite dal clientelismo dei partiti, lottizzate, spartite da chi ha ricevuto dal popolo la missione di servire il bene comune e che invece si è lasciato corrompere dal potere, da chi si è arroccato nei posti di comando e fa di tutto per il bene personale, tradendo la fiducia di chi dovrebbe servire. Ogni rete ha un orientamento, che più che ad una ideologia, o ideale, risponde ad un partito, ai suoi dirigenti ed ai poteri che tutela.

E che dire dei nuovi Media come Facebook, Whatsapp, Twitter, TikTok e via discorrendo? Ancora più pericolose degli altri mezzi di comunicazione in quanto anticipi, nuovi, con logiche e fini reali che sfuggono ancora alla nostra comprensione. Diffondo velocemente e capillarmente come mai prima notizie di cui però difficilmente si riesce a risalire alle fonti e alla loro veridicità. Anche in questo caso, probabilmente più che in altri, le società che sono dietro queste entità sono al servizio di interessi particolari, spesso con metodi meno trasparenti. Ancora più subdolamente questi Media non solo controllano le informazioni che ci arrivano, ma controllano anche chi la riceve, profilando i singoli nei minimi dettagli per scopi spesso ai limiti della legalità, come Cambridge Analitica ci ha recentemente dimostrato. (https://it.wikipedia.org/wiki/Cambridge_Analytica)I Media sono tanto utili quanto pericolosi. Sono un veicolo imprescindibile delle informazioni ma, se usati per secondi fini, diventano uno strumento di propaganda e persuasione efficacissimo ad uso e beneficio di pochi. È perciò necessario più che mai acuire il nostro spirito critico, sospendere la nostra credulità e mettere a nudo i fini reali di chi li manovra. Alla fine siamo più noi che abbiamo bisogno dei Media, o piuttosto coloro che li manovrano?